Incontri fortuiti

Il Levante questa volta si è dato da fare. E siccome non è il protagonista del film di Pieraccioni ma il vento dell’est, ha fatto quello che un vento sa fare. Ha soffiato, soffiato e soffiato ancora, senza mollare un attimo per ventiquattr’ore. Chi si è piegato al suo volere è stato risparmiato e le barche, inclinate di bolina sotto le raffiche, non hanno subito danni, ma sulla terraferma hanno ceduto lampioni, alberi, rampicanti che nella loro caduta hanno trascinato con sè muretti e colonne. In campeggio, le verande picchettate con qualche approssimazione, hanno preso il volo e le serre dei dintorni sono state ridotte a brandelli da un soffio d’aria, soltanto aria…che la velocità ha reso letale e pericolosa come un macigno. 
Poi, come accade sempre, il vento ha ceduto e, il giorno dopo l’aria è immota e il ricordo di quel che è stato rimane a terra, tra i rami caduti.
E in questo giorno di calma riceviamo una visita: “amici sconosciuti” venuti dal nord alla ricerca di pietre dal cuore vulcanico (per i curiosi http://www.piandellacastagna.it ) 
L’incontro fortuito risale a un anno fa: Adolfo da “Arà” e qualche minuto di chiacchiere con Silvia tra un arancino e una birra. Poi soltanto incursioni virtuali nei siti, nei blog, uno scambio di libri e un appuntamento via mail…fino ad oggi.
Non è la prima volta (i lettori attenti ricorderanno) che un appuntamento al buio si rivela tutt’altro che scuro e misterioso e, se all’inizio mi stupivo, ora so che noi siamo una rete di fili invisibili che ci collegano con tutta la vita che ci sta a cuore (cit.G.Lisi) e quando, pur senza saperlo, si condivide una passione, un ideale, anche solo un’emozione, per una musica, un dipinto, una spiaggia, una città… allora è inevitabile che i fili si intreccino, che le strade si incontrino, che gli amici sconosciuti si conoscano.

IMG_4558
Adolfo e la sua “banda”

Benvenuti ragazzi, nel mio registro degli ospiti!   

Vendicari

 

IMG_6386

La piazza di Marzamemi, di questi tempi fuori stagione, è uno di quei luoghi che seleziona. Due le opzioni davanti al suo essere semideserta: o immutata meraviglia e appagamento dello spirito o disappunto e muto rimprovero per la mancanza di “vita” turistica.
Bene, soltanto chi si si riconosce nella prima categoria merita la Riserva di Vendicari. Situata tra Noto e Marzamemi la riserva è un’area di quasi 1500 ettari di spiagge, strade sassose, macchia mediterranea, vestigia del passato.
Selvaggia ma ben curata, invita a perdersi lungo i sentieri segnati, fortunatamente unico intervento umano nell’abbraccio di una natura sincera.
Nello specchio lacustre del “Pantano” si affollano gli uccelli. Si sentono a casa.

IMG_6379

I fenicotteri rosa sostano con le zampe a mollo e piegano i loro colli sinuosi alla ricerca di gamberetti. Uccellini più piccoli (che ci vorrebbe Silvia per riconoscerli) svolazzano tra i cespugli di mirto, sui ginepri, cinguettano esuberanti e un po’ spavaldi. Si dice che siano tantissime le specie che sostano qui durante i loro voli migratori da paesi lontani: Russia, Svezia, Francia, Finlandia… giunti da mezzo mondo per riposarsi in questo luogo inviolato, tra il mare e la terra. Diversamente da loro, tra le colonne della Tonnara splendidamente restaurata…

IMG_6392

dall’alto della Torre Sveva…

IMG_6396

le memorie degli uomini parlano di lavoro e di vedette, scorribande e pirateria. Sono luoghi che racchiudono storie, ma gli eventi di cui sono frutto sembrano stemperarsi e perdersi nel profumo del timo e dei limoni, come a dire che questa non è più casa dell’uomo. E quasi a monito, come un’inevitabile profezia, spiaggiata tra i ciottoli, una barca ancora intrisa di umanità sembra attendere pazientemente il dissolversi dei ricordi.

IMG_6409

Tra breve finirà col cedere anch’essa ai colori, ai suoni e ai profumi della Natura. Una Natura con la maiuscola, padrona autorevole e saggia che riempie, custodisce e governa con antica consapevolezza questo splendido lembo di terra.

IMG_6404

Il racconto

25713776-965E-48D9-BB90-877A7F8AFC05

Sono in anticipo. Come sempre.
Detesto arrivare all’ultimo. Sempre. Ma in particolare all’aeroporto.
Detesto i controlli di sicurezza, quello spogliarsi e infilare in vaschetta e togliersi orologi e bracciali e sperare che le scarpe non suonino e non tocchi passare in calzini. Ma amo le sale d’aspetto e i luoghi in genere, in cui i fili delle vite di sconosciuti si intrecciano in uno spazio comune.
Così arrivo in anticipo.
E mentre aspetto il mio turno, seduta sul pavimento, davanti ai banchi del bagaglio in stiva, c’è una donna che è un fotogramma divenuto realtà, uno scatto fantastico, se soltanto avessi la macchina fotografica.
Io mi faccio bastare il telefono ma sembro l’unica a notarla. Il resto del mondo le passa accanto e la sfiora…come se non ci fosse.
È un tantino inquietante ma la mia rassicurante sala d’attesa mi attende e passo veloce nell’accenno di porta che separa i buoni dai cattivi. Poco dopo, mentre leggo, seduta su una scomoda poltroncina, mi dimentico di lei…finché un tubare estraneo mi distrae, un frullar d’ali mi passa accanto.
Mi giro, mi guardo intorno. Passa un ombra tra i piedi dei viaggiatori.
Sembra un piccione. È un piccione!
Un piccione grigio, comune, che cammina sul lucido pavimento dell’aeroporto.
Il mio stupore è grande, unico e insolitamente solitario.
Due ragazzi ridono di gusto, un signore cravattato digita sui tasti del suo portatile, una mamma scuote con angelica pazienza un passeggino e nessuno guarda, anzi, peggio: nessuno vede.
Il piccione zampetta, tuba, vola, passa tra le gambe, quasi inciampa nelle lucide scarpe del cravattato.
Nessuno lo nota.
La mamma ondeggiante lo guarda (sono sicura!) ma sembra non vederlo.
Mi sforzo di tornare a leggere ostentando la loro indifferenza.
È un racconto di fantascienza. Si intitola “Difetto” di John D. MacDonald.

 Preferisco immaginare d’essere del tutto pazza

Non è proprio il modo in cui avrei voluto iniziasse. Ed un piccolo brividino d’inquietudine mi serpeggia lungo la schiena.
Rialzo gli occhi dal Kindle. Cerco il piccione. Non lo vedo. Non c’è più.
Ma c’era?
La donna… il piccione… Comincio a sentirmi un po’ stranita.
Poi un tubare leggero e l’uomo, seduto di fronte a me, abbassa lo sguardo e, infastidito, scosta il volatile col piede.

Un grosso grosso respiro di sollievo.
Chiudo il Kindle .
Finirò il racconto di John D.MacDonald un altro giorno

9B9760A3-0E5A-4CC2-B433-F53813A03BE9

 

Arance

IMG_4549Quando insegnavo circolava tra noi docenti un aneddoto, uno dei tanti, che riguardava i bambini di città. Si trattava di un piccolino che, interrogato sulla fonte da cui proveniva il latte, aveva risposto senza indugio:
-Dalla Coop.
Nessun sospetto sfiorava la creatura, che aveva visto l’alimento sempre e solo in un cartone colorato e certo niente legava la bianca bevanda mattutina con un animale ingombrante e straniero come la mucca.
Tra noi si sorrideva della cosa, (anche se con una certa preoccupazione) ma soprattutto ci si chiedeva come fosse possibile una simile mancanza.
Eppure, quattro anni fa, io, al pari del ragazzino in questione, se avessi dovuto rispondere solo per esperienza diretta, avrei dovuto dire che le arance crescevano nelle cassette del fruttivendolo. La prima volta che ho visto un’ arancia su un arancio, infatti, è stato a Trapani, al mio primo anno mediterraneo. Da buona emiliana ero abituata a vedere sugli alberi solo mele e ciliegie e, anche se può suonare ridicolo, quella prima volta fu una vera emozione.
L’arancio è un albero amichevole, aggraziato, paffuto. Come gli agrumi in genere, non mette soggezione, non incombe, è un albero pacifico, familiare. Il verde delle sue foglie è intenso e profondo, il profumo delle zagare inebriante e sensuale ed i suoi frutti rotondi sembrano decorazioni di natale, vivide tra i rami. È bello da solo, anche in un cortile abbandonato, figurarsi quando gli aranci sono centinaia. Di recente siamo andati proprio in un aranceto, lasciato in ostaggio alle erbacce dai proprietari, che purtroppo non se ne possono occupare più. Accompagnati da un amico abbiamo avuto il permesso di entrare e di raccogliere…

IMG_4545
Così, dopo il cancello, si è aperto una sorta di Eden.
Gli alberi erano così carichi che già parecchi frutti erano caduti a terra e per riempire una borsa è bastato ruotare la punta dei piedi ed allungare la mano, senza neppure spostarsi da un albero all’altro.
Tutt’intorno profumo e silenzio e il succo dolcissimo delle arance, mangiate al momento.
Difficile non sentirsi appagati. Difficile non restare ammirati. Difficile (e deplorevole) non essere grati.

La natura non fa nulla invano.(Aristotele)

fullsizeoutput_2c02
Il raccolto

Vicini

IMG_4533 (1)
Romina e Capitan Daniele

Come forse ho già avuto modo di dirvi io e le scelte abbiamo un curioso rapporto. Più la decisione è frivola, più mi occorre tempo. Sono capace di impiegare giorni a scegliere se tagliarmi o meno i capelli e decidere in un attimo di andare a vivere in barca…
Così è stato per tutte le cose importanti e così è andata anche con l’acquisto della mia prima (e unica) casa.
Al tempo (e parliamo di parecchi anni fa) visionai non più di sette, otto immobili, finché , di fronte ad un appartamento più o meno finito, con ancora i calcinacci in quello che avrebbe dovuto essere un giardino, come al solito l’istinto agì al posto mio. Conclusa la visita, dissi all’agente immobiliare qualcosa come: <<Ok, mi piace lo prendo, domani passo a firmare.>>
La sua risposta la ricordo bene perché suonò non proprio cortese: <<Signora, guardi che non sta mica comprando un vestito…>> Ma lo sprovveduto non sapeva che in quel caso avrei avuto bisogno di molto molto più tempo…

Comunque, con me quel giorno c’era un caro amico e a lui confidai quel che l’istinto mi aveva sussurrato all’orecchio: che quella piccola palazzina con una manciata di appartamenti sarebbe stato lo scenario perfetto per nuove e belle amicizie. Non credo che al momento mi abbia dato molto credito ma, nonostante la sua affettuosa perplessità, le cose sono andate proprio così.
Gli anni che abbiamo passato nel mitico condominio “Il Cappone” ci hanno regalato momenti fantastici e amici veri.
Così veri che, in questi giorni, dopo una quindicina d’anni, sono venuti a trovarci Daniele e Romina. Nostri vicini per qualche anno, si trasferirono poi quando le creature erano due bambinette e da allora praticamente li avevamo persi di vista. Ma il tempo non è un’unità di misura costante e consuma solo ciò che non è sincero. << Siete uguali. Mi sembra d’esser tornato indietro di quindici anni. >> ci dice Daniele. Possiamo dire altrettanto e nessuno di noi si riferisce all’aspetto fisico…

Grazie di cuore ragazzi e benvenuti nel registro degli ospiti!

Passione

IMG_6354
Silvia, Daniela, Emilio e Orlando a Ognina

Siamo esseri d’acqua
e come acqua abbiamo la forza paziente e lenta del fiume che scava il suo letto, della pioggia che scolpisce la roccia, della sorgente che trova la via tra le zolle.
Siamo esseri d’acqua
e come acqua abbiamo la forza dirompente ed esplosiva dei frangenti gonfiati dal vento, del fiume che cade in un fragore assordante dall’alto, della corrente che, controllata e imbrigliata muove le pale del mulino.
Alcuni di noi custodiscono dentro di loro la pazienza e la perseveranza del fiume.
Altri l’impeto e la potenza del mare.
Certuni l’uno e l’altro.
Molti non sanno ancora cosa, e qualcuno non lo scoprirà mai.
Ma talvolta si incontra chi ha scelto la propria strada, lasciando scorrere la forza che gli appartiene.
E se questa ha il fragore di una cascata, non sarà certo in silenzio che si manifesterà .
Potrà essere il suono di una nota che esce dall’anima e vibra nell’aria

_MG_3790
Roxy dei “Born It” fotografata da Daniela.

o il rombo di un motore che vola in cielo

IMG_7385
Internazionali di cross a Noto.

o molto altro ancora

ma sempre una passione che esce libera e potente esploderà tutt’intorno con la generosità di un inaspettato dono.

Fascino incolto

Visi senza rughe, fianchi senza peso, sguardi senza dubbi, cieli senza nuvole, luoghi senza malinconia. A sfogliare  il mondo da uno schermo  sembrerebbe di vivere in un luna-park perenne, persino faticoso col suo imperativo categorico che non ammette ombre: foto patinate e sorrisi smaglianti. Ovvio che la realtà è ben altro (e ben di più… )  ma l’idea che la perfezione, o meglio, l’assenza di difetti sia l’unico passaporto per piacere, mi pare idea comune. Ed è proprio a questo che penso, ancora costretta a terra dai lunghi tempi di manutenzione di Cautha.
E ci penso perché il luogo che gentilmente ci ospita trabocca di difetti, sbavature e imperfezioni.
Meravigliose imperfezioni!
Il limone che con i suoi rami sfiora le vetrate della veranda ha foglie dai margini imprecisi ma accoglie stuoli di colorati cardellini al tramonto;  ha frutti più o meno ovali, più o meno gialli, più o meno maturi ma profumano in modo inebriante e hanno un succo delizioso, dolce ed aspro allo stesso tempo.  Accanto a lui un prato incolto è perfettamente infestato di trifoglio. Sarà anche erbaccia ma ha un fascino raro. Con gli steli alti fino al polpaccio diventa un tappeto giallo ai primi raggi del sole. Invade con un miracoloso equilibrio di colori e sfumature la terra su cui cresce. Si mescola con borragine, radicchio, menta, erba burro, come la chiamano qui, senza ordine, in un affascinante e spontaneo equilibrio.
E tutt’intorno i sassi irregolari dei muretti a secco, la linea curva della costa, i colori imprecisi e mutevoli del mare, il confine confuso e sfumato tra cielo e mare.
Non c’è nulla di perfetto.
Per fortuna!
Quando ero bambina,  nel gioco che si faceva: se fossi…cosa vorresti essere?, alla voce “piante e fiori” scrivevo sempre, senza alcun dubbio “rosa” ma dovessi farlo ora, sceglierei un giallo, imperfetto, infestante, spontaneo e… affascinante prato di trifoglio.

 

 

 

Epidemia musicale

E95E204A-458C-4A26-9F0F-2104CA467170

Come in tutte le epidemie l’inizio è stato un incolpevole ed innocuo dettaglio. Nello specifico il mio ricorrente e finora inutile tentativo d’imparare a suonare la chitarra. Un’idea un po’ bizzarra forse, ma certo non pericolosa se non per le orecchie degli ignari che hanno dovuto sopportare le mie prime lamentose note.
Purtroppo, però, anche l’idea più innocente può avere conseguenze inattese così, ispirato dal mio tentativo, Francesco, in arte Ciccio, ha ben pensato di lanciare una sfida alla primogenita creatura.
Ora,  se c’è una cosa alla quale Silvia non resiste sono le scommesse.
Incurante del fatto che tra le sue mille virtù la perseveranza non è ai primi posti, ha accettato di dimostrare, a distanza di un anno, di saper suonare la chitarra in una band amatoriale scelta dallo sfidante.
Mosso a compassione, per evitare all’incauta figliola il pagamento di una costosa cena di pesce (prezzo dell’eventuale sconfitta) il consorte è intervenuto ed hanno avuto inizio le lezioni per Silvia.
E proprio qui la trama si complica.
L’aula musicale è a cielo aperto, nel campeggio di Marina  e, forse per questo, forse per qualche bizzarro scherzo del destino, ogni volta che il consorte si accinge al prestigioso incarico d’insegnante qualcuno si avvicina alla coppia musicale.
Si potrebbe credere siano amanti della musica, principianti che si riconoscono negli esercizi e nelle difficoltà, semplici curiosi…e invece…
Insegnanti di professione, virtuosi  per passione, musicisti professionisti!
In breve la chitarra passa di mano e si resta tutti in adorante ammirazione. Così anche con Kevin, l’ultimo “calamitato” chitarrista inglese. Professionista da una vita, ha suonato, tra gli altri, con De Andrè, con il Mistero delle Voci Bulgare e ha girato il mondo con la sua musica.
In vacanza con la moglie, è modesto e alla mano come solo chi davvero sa riesce ad essere. Ci invita a pranzo, suona con noi, si unisce alle serate musicali del venerdì sera, ci regala il suo cd.


Sentirlo suonare induce a desiderare il rogo per il proprio indegno strumento ma suonare con lui è un onore e un piacere e non posso che augurarmi che la musica continui a chiamare musica, che questa inattesa calamita continui a farci conoscere persone straordinarie e che  questo benefico contagio continui a diffondersi.

Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore

(Bob Marley)

Terrestri?!?

0D2F1129-DE6E-4B06-A031-E5E704293BD1
Cautha sul travel lift

Ed ecco, l’anno è appena iniziato e noi siamo a terra. Non in senso figurato (per fortuna) ma squisitamente letterale.
Cautha ha lasciato il suo specchio acqueo ed è in cantiere in attesa della solita manutenzione ordinaria. Si fa per dire, perché, come sa chiunque si occupi di manutenzione di mezzi meccanici, ordinaria e solita non è mai. C’é sempre qualche imprevisto dietro l’angolo, qualche lavoretto che…già che ci siamo…
Così abbiamo fatto le valigie da bravi turisti e ci siamo trasferiti sulla terraferma, tra pareti solide e immobili.
Ora, ogni volta che trascorro un po’ di tempo a “secco” mi sento come se fossi messa alla prova e resto in vigile attesa: vedi mai che dal profondo salga un po’ di languore malinconico, un certo accenno di nostalgia del mattone…
Credo sia un dubbio lecito.
In fondo, in questi anni, abbiamo conosciuto tantissimi equipaggi barcaioli, ma coloro che hanno abbandonato definitivamente l’”immobile” per il “mobile” non sono stati tanti.
Così mi guardo intorno e soppeso pregi e difetti della mia cornice attuale.
Apprezzo la noncuranza con cui reagisco al vento forte,  ai temporali e alle allerte meteo (che tanto i muri mica si muovono).
Mi godo il cinguettio degli uccelli sugli alberi e il profumo dei limoni e della terra.
Mi diletto a strappare erbacce con gesti di non così antica memoria.
Sto bene, sono a mio agio.
Ma nonostante tutto, la nostalgia non sale. Ancora no.
L’idea che il luogo dove vivo, la mia casa, possa spostarsi, anche di poco, anche per poco, anche no, se non mi va, ma che possa…é ancora un privilegio che mi appaga.
Verrà il giorno in cui i muri avranno la loro rivincita ma per adesso, seduta nella spettacolare terrazza della mia provvisoria dimora, guardo la terra delimitata dal mare e il mare correre e svanire all’orizzonte e penso che per questa volta, ha vinto ancora lui.

C27534AC-17EA-4EF9-9D62-8F0A31A16926
La costa da Marina di Ragusa a Punta Secca

Feste

Questi capodanni a scadenza fissa (…) Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che cominci una novella istoria (…) É un torto in genere delle date.
(Gramsci)

D’accordo. Non costa un grosso sforzo pensare che tra ieri e oggi nulla finisce e nulla comincia sul serio. Tanto per fare un esempio: non ricomincia la scuola che aspetta l’ Epifania, né il lavoro che attende domani.
Se poi escludiamo gli “eventi sociali” ed entriamo nella sfera personale, i momenti importanti quelli che nella vita chiudono un capitolo e ne aprono un altro: un figlio, un viaggio, un trasloco, un lavoro, un incontro…beh, raramente coincidono col 31 dicembre.
E tutto ciò senza contare che in buona parte del mondo il calendario segue scadenze a noi ignote. Non è capodanno in Cina, né in Vietnam; non lo è in Tibet, in Iran, in Thailandia…e la lista è di gran lunga più nutrita.
Sicché, nessun rammarico per chi non ha trascorso un S. Silvestro spumeggiante come pubblicità comanda e buon per chi ha sfruttato un’occasione per stare tra amici e far festa.
In quanto a me, amo le occasioni conviviali in qualunque mese dell’anno cadano e, anche se oggi è come ieri, ogni scusa è buona per auguri sinceri perciò, con buona pace di tutto ciò che ho detto…

Grazie di cuore a voi tutti e

Buon Anno!

C.M.Schulz Cit.da Peanuts

Taormina

Taormina
lunedì 7 maggio 1787
Grazie a Dio, tutto quello che abbiamo visto oggi fu già descritto abbastanza…

Così cominciano le annotazioni di Goethe sul suo diario che, anni dopo, faranno parte del suo “Viaggio in Italia”.
Grazie a Dio perché è in luoghi come questo che le parole sembrano non bastare mai.
Taormina è conosciuta in tutto il mondo.
Così conosciuta, così decantata che ho atteso a lungo prima di rischiare una cocente delusione. Ma infine, ci siamo.
Ed è magia.
L’architetto che l’ha lasciata scivolare dalla cima dei monti e l’ha fermata lì, in bilico sul mare, ha superato se stesso.
C’è tutto quello che uno sguardo può desiderare.

Le trasparenze dell’acqua nel golfo. La mole imponente dell’Etna, chiazzato di neve.

Le chiare rovine dell’anfiteatro che si sporgono su un panorama di una bellezza devastante.

I vicoli stretti di ripidi gradini, i pini marittimi e gli aranci e le bouganville che si affollano tra i sentieri della Villa Comunale.
Ogni elemento naturale convive in questo piccolo scrigno: acqua, aria, terra e fuoco. Ognuno al massimo del suo splendore.
Ma c’è di più. Perché se non è il primo luogo di rara bellezza che ho la fortuna di vedere, è sicuramente uno dei pochi che mi ha stregato.
Il suo fascino va oltre l’indiscussa bellezza.
É come un incipit di un libro, una scatola chiusa, la promessa di un incontro. Come se dovesse il suo equilibrio alla forza del vento, all’impeto del mare, al fuoco del vulcano, come se solo grazie a loro potesse esistere lì, sospesa tra cielo e terra. Ha il profumo e i colori di un luogo che è anche “altro”, che nasconde e, allo stesso tempo diffonde energia e…magia.

Camminare tra le sue strade in questi giorni d’inverno sembra quasi un privilegio, il permesso acquisito di varcare un confine, di cominciare un viaggio.
Onestamente non so quanto di queste suggestioni resti nella calca di turismo estivo ma il

paesaggio che possiede tutto quel che sulla terra serve per sedurre gli occhi, la fantasia, la mente (Guy de Maupassant)

su di me ha esercitato alla grande il suo potere!

 

Cercatori

Abbeveratoio ibleo

Beatamente adagiata tra le braccia di Morfeo, solitamente non mi rammarico di ciò che mi perdo tra le sette e le nove del mattino, ma quando mi capita di dare uno sguardo al mondo che c’è a quell’ora, non posso che apprezzarne la bellezza.
Il mare ha un fascino diverso in ogni istante del giorno e la luce antimeridiana è particolarmente vivida e pulita. Me la godo dall’alto, dalla piazza che guarda il porto e le barche, immobili sull’acqua liscia come l’olio.
Siamo in attesa di Gianfranco e di Corrado e il motivo dell’alzataccia è che stiamo per andare a funghi. Passatempo squisitamente appenninico…finora. Ma se c’è una cosa che questa terra ci ha insegnato è che qua non manca nulla. Spiagge, scogliere, vigne, vulcani, monti, torrenti, campagna e città, colline, boschi, prati e… funghi.

foto da discoversicilia

C’è tutto, o almeno dovrebbe esserci; già, perché i funghi non basta ci siano bisogna anche trovarli. Accompagnati dall’instancabile Jago, che mi ha preso in simpatia, ci inoltriamo tra gli altopiani dei monti Iblei, cercando attorno alle ferle, cespugli dai pennacchi morbidi che si contendono i prati con le mucche al pascolo.

Jago compagno di viaggio

Protetti dai loro rami e mimetizzati dal trifoglio spuntano i ricercati del giorno: i funghi della ferla, appunto. Mimetizzati in verità fin troppo bene perché, nonostante con i bastoni spostiamo, diligenti, ogni foglia per scorgerne traccia, il lungo cammino è infruttuoso.
Ma forse è colpa del paesaggio che distrae troppo spesso lo sguardo dal terreno. In questo autunno che ha tutti i colori della primavera le colline sono una tavolozza di toni di verde, i pascoli si succedono alle vigne, le vigne alle macchie di carrubi; i muretti a secco disegnano i fianchi delle colline e, qua e là spuntano vecchie masserie di pietra, talvolta rimesse a nuovo,  e talvolta morsicchiate dal tempo. Sembra un presepe a cui mancano solo fiocchi di bambagia per fingere una neve che non c’è.
Sono sincera quando dico che già solo questo sarebbe bastato come bottino ma Gianfranco non vuole farci tornare a mani vuote e parte del raccolto di un più fortunato cercatore finisce nel nostro cesto. Così, con la vista appagata non ci resta che appagare il gusto e vi assicuro che il risultato è all’altezza del paesaggio.

Mare e monti

IMG_4461

Quando insegnavo grammatica le congiunzioni mi piacevano molto. Così piccole ma piene di personalità. Come gli esseri umani, con il loro carattere: “ma” e “però”, decise ad avere sempre l’ultima parola, “se” persa in un mondo d’ipotesi, “o” con la fissa del confronto e, la mia preferita, la “e”, che fedele al suo nome unisce, senza preoccuparsi delle differenze: burro e marmellata, buoni e cattivi, mari e monti.
Certo, abbandonata la grammatica per la pratica, l’aereo aiuta e per unire il mare siculo coi monti trentini bastano poche ore.
Il pretesto: un fine settimana al femminile con le creature e mia cognata.
Così, lasciata la barca per la baita sbarco (concedetemi il gergo marinaresco) in quel di Merano.
Qui, le montagne spruzzate di bianco chiudono l’orizzonte tenendo a bada il sole, concedendogli spazio solo a loro piacimento; il vento è teso, secco e freddo e profuma di neve; le luci di Natale e i mercatini colorano le strade del paese.

2BDF250D-C9B3-4DF8-9980-8185509ABAE1
Foto di Daniela

L’acqua è rinchiusa tra gli argini, scorre con impeto, rotola sui sassi, scroscia e rimbalza. La natura è una presenza forte, talvolta incombente, talvolta rassicurante. Lo sguardo inciampa tutt’intorno e non c’è modo di guardare liberi da confini, ma nell’acqua calda delle terme, con gli occhi sui monti innevati e la musica che risuona sotto la superficie, il limite di un orizzonte finito è più che sopportabile.

IMG_4437

La compagnia, poi, è un’occasione rara e per me non può essere migliore. A dispetto del mio ottantaduenne vicino di pontile che, nell’apprendere la composizione del gruppo si era messo, ridendo, le mani tra i capelli, noi, insieme, ce la spassiamo un mondo.
Tra passeggiate, chiacchiere e risate (tante), teatrini improvvisati e amicizie estemporanee il tempo passa in un lampo e viene presto l’ora di tornare, chi a Bologna, chi in Sicilia.
Non resta che salutarci, ma non prima che la “e” faccia il suo dovere: mare e monti, cassata e strudel, limoncello e vin brulè, nord e sud, “grandi” e “piccole”, vicine e lontane…
senza preoccuparsi delle differenze.

8FC25D03-0EC8-46DF-8797-DF467A0415CE
Con Manuel e dell’ottimo vin brulè

Questione di muscoli.

D2675CCE-B281-4F6F-B5D0-EC91C2F1AEFC

Dov’era l’ombra, or sè la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: Or vedo: era pur grande!
…..
(La quercia caduta- Pascoli)

Ebbene sì, da certe malattie non si guarisce. E certo di malattia deve trattarsi se la prima cosa che mi viene in mente guardando la vela adagiata sul pontile è una poesia del buon Pascoli.
Ignorando volutamente che i primi sintomi di memoria senile hanno a che fare con ricordi vividi di eventi lontani e ricordi confusi di eventi vicini, preferisco soffermarmi sul fatto che il nostro piccolo genoa appiattito accanto ai nostri piedi fa tutto un altro effetto di quando è gonfio sulla prua.
Certo non è morto, né fortunatamente oggetto di saccheggio come la poetica quercia, ma la sorpresa che genera il cambio di prospettiva è senz’altro simile. Le dimensioni estraniate dal loro uso sembrano enormi ( e la nostra è una vela piccola…), il peso praticamente inumano per miei scarsissimi bicipiti e il percorso per trasportarlo più o meno infinito. Decisamente non sono persona da fatica e quando è finalmente piegato e riposto nel gavone per il riposo invernale tiro (…ansimando…) un sospiro di sollievo.
Nei prossimi mesi se Cautha vorrà farsi una “sgambata” fuori dal porto dovrà farlo solo con la randa.

D8CB6F0D-3707-49D8-BA26-AF1843E90718
In compenso si è riaperta da poco la palestra di nordic walking, che nel nostro personalissimo gergo significa che anche gli ultimi turisti stranieri se ne sono andati e la spiaggia di Marina è tornata tutta per noi e per le nostre passeggiate giornaliere.

54D24FCA-67EF-42A3-B372-25119B8B0DB0

Ed era ora! A fronte della faticaccia appena compiuta avrò bisogno di mesi di costante esercizio per migliorare il tono muscolare in vista del riarmo ma, del resto, che ci volete fare?
Come direbbe un’amica, ci sono uomini (e donne) di fatica e uomini (e donne) di…lettere.

Incontro al bar

Portale del Duomo di San Giorgio, Modica.

Chi ha letto il libro di Silvia ricorderà, nelle prime pagine, la descrizione di un incontro.
Un incontro risalente ad almeno cinque, sei anni fa.
Un incontro in un bar, un luogo comune per un modo comune di fare amicizia.
Quattro chiacchiere tra sconosciuti vicini di pontile, i soliti convenevoli e, tra gli altri, quella bizzarra idea che sarebbe diventata realtà qualche anno dopo.
Forse non per tutti, ma senza dubbio per noi, c’è una specie d’imperativo morale che costringe un’idea raccontata a diventare un progetto.
Così, senza che i nostri futuri amici ne avessero idea, quel nostro condividere:
…vendere casa…vivere in barca…i mobili in un container da qualche parte…
segnava la fine di un pensiero e l’inizio di un impegno.
E quando la decisione è diventata a mano a mano sempre più concreta, è ancora in loro compagnia che abbiamo visionato la nostra prima casa-porto.
I “loro” in questione sono Veruska e Claudio, compagni di vela e di vacanze, che, volenti o nolenti, sono stati i testimoni del nostro sposalizio col mare.
Eppure, benché teoricamente sarebbe parso naturale fossero tra i primi, ancora non erano entrati nel nostro registro degli ospiti.
Finora!
Perché finalmente sono venuti a trovarci.
Così a tre anni e mezzo dalla nostra visita a Trapani siamo ancora insieme in Sicilia.
Come allora accolti dal sole e sorpresi dalla pioggia; come allora affascinati dall’arte barocca e da quella… enogastronomica.
Ma questa volta siamo già qui ad accoglierli ed accompagnarli nella nostra nuova casa, a toccare con mano l’idea che avevano visto nascere.
Questa volta quando il tour intenso ma breve giunge alla fine, il “continente” li reclama.
E mentre loro vanno e noi restiamo, sfoglio le foto per scegliere quella da allegare e non ho il minimo dubbio. Non può che essere quella di un… incontro al bar!

Zampe di rana, coda di serpente

Immagine tratta da internet

Adoro l’Italia e la pizza! Quando ho creato Amelia, mi è sembrata una cosa carina presentarla come una ragazza italiana che vivesse alle pendici del Vesuvio.
(Carl Barks)

Sicuramente vulcano e occhi neri sono stati più che sufficienti per ispirare il grande fumettista ma io credo che se c’è qualcosa che ha profonde radici comuni con l’alchimia quella sia la cucina. E tra un sugo partenopeo che sobbolle pian piano e una pozione magica non vedo tanta differenza.
Così, forte della vicinanza di un vulcano, rincuorata dall’approssimarsi della notte delle streghe e, in modo assai più pertinente, dalla maturazione delle olive, riprovo la famigerata salamoia.
I lettori più fedeli ricorderanno il tentativo miseramente fallito a Trapani con le olive di Tonino ma questa volta ho qualche arma magica in più.
Primo: le olive sono quelle dell’olivo del Buenaonda, raccolte personalmente ad una ad una dai rami ricurvi.
Secondo: la quantità di sale ha poco a che fare con le unità di misura convenzionali e molto di più con le arti di Amelia: “Soltanto quando un uovo immerso nell’acqua lentamente salirà e farà capolino dalla superficie, la quantità di sale sarà quella giusta!”

Terzo: non sarà solo un banale coperchio a chiudere la futura leccornia ma un intreccio di rami sottili a trattenere in magica immersione i rotondi frutti.

Infine: saranno il tempo, il riposo e il buio a lavorare in silenzio e solitudine per trasformare un amaro boccone in una delizia del gusto.
Insomma, la formula magica è completa.
Non resta che attendere.
E se, ai primi del nuovo anno, il risultato non sarà quello sperato? Pazienza!
In fondo Amelia la numero uno deve ancora riuscire a rubarla…

Fiori di cactus

Sarà per pudore o forse, più facile, per un’astuta vanità che sui fusti spinosi e ruvidi, circondati dal buio della notte, sbocciano i fiori di cactus.
Di giorno niente più di un’escrescenza verde ed insignificante, di notte una meraviglia di petali bianchi.
Una metamorfosi che si riesce a comprendere solo dopo averla vista. Soltanto allora, se lo sguardo si sofferma sui boccioli chiusi nel pomeriggio assolato, questi assumono il fascino e la dignità di una promessa.
Così anche con le idee.
È solo a volte che in un pensiero informe, che si fa strada nella mente, si intravede già il futuro. E quando accade è un attimo dal fascino impagabile perché se il fatto compiuto regala allegria, entusiasmo e soddisfazione, l’istante della visione, quello in cui l’idea non è più un sogno sfumato ed indistinto ma non è ancora una progetto concreto si ricorda per sempre.
Sono attimi che diventano “storia” e si raccontano:
appena ho visto quella …
in un attimo ho scelto di…
in quel momento mi sono detto…
Le autobiografie sono piene di citazioni simili.
Ebbene, proprio in questi giorni il nostro amico Pietro ci è venuto a trovare insieme a Jack e, oltre al piacere della loro compagnia, abbiamo avuto il privilegio di assistere alla nascita di un’idea, alla visione di qualcosa che ancora non c’è.
È solo un’idea acerba e appena delineata e non sappiamo che seguito avrà ma chissà… sarebbe bello che fosse un bocciolo verde ed informe,  che aspetta la notte,  per poi aprirsi in un calice bianco.
Proprio come i fiori di cactus.

Pietro e Jack su Cautha

Visite autunnali

Barche…gemelle

-Hai visto?
chiede il consorte, ben sapendo che sarà una domanda retorica,
accanto a Bob hanno ormeggiato una barca identica.
Guardo e, all’ovvietà che no, non ho visto, si affianca il legittimo dubbio che questa volta l’osservatore abbia preso un granchio. Riconoscere una linea sotto gli innumerevoli manufatti di Bob (non a caso soprannominato il pitagorico) non è semplice e le due imbarcazioni sembrano davvero estranee l’una all’altra.
Ma il consorte ha ragione. Cantiere, modello, misure…tutto uguale. Ridotti all’osso gli scafi potrebbero sovrapporsi l’uno all’altro. Ma ci vuole un occhio allenato.
E qualcuno l’occhio allenato ce l’ha.
Paola ed Andrea (al quale dobbiamo la nostra “alternativa farmacia” di bordo) sono finalmente venuti a trovarci e Paola, con l’aiuto delle sue conoscenze e della sua sensibilità, trova senza fatica se non  lo scafo nautico, quello umano delle persone che  incontra.
A tutti piace sentir parlare di se stessi e così nessuno si sottrae al ritratto che gli viene elargito a larghe pennellate e gli “oh…ma dai…è proprio così…ma che…questa signora da anni mi conosce?…” fioccano.
“Un gioco” che è in realtà un aspetto della filosofia non convenzionale ma antica che contraddistingue la loro vita e il loro lavoro. Filosofia che da tempo condivido ma che ha sempre sorprese in serbo.
Così, tra novità stimolanti e curiose, acquazzoni e schiarite e veleggiate a prova di mal di mare, il registro degli ospiti ha registrato una nuova entrata.
Benvenuti ragazzi!

Equinozio d’autunno

Tic-tic-tic
Le gocce cadono ritmicamente sulla tuga e conciliano il sonno.
Non che ne abbia bisogno. Alzarmi al mattino per me è già sufficientemente difficile senza questa leggera pioggerella che invita a raggomitolarsi sotto le coperte.

Poi
Perché dev’esserci sempre un poi?!

Un battito di ciglia, non di più, solo il tempo d’un battito di ciglia e il gocciolio diventa uno scroscio, una furia d’acqua impetuosa.
Il consorte mi chiama dal pozzetto gridando per sovrastare il ruggito del vento e dell’acqua.
Mi infilo una camicia alla meno peggio e corro ad aiutare.
Chiudiamo il bimini (tendalino antisole per i non addetti), copriamo i timoni, strappiamo al vento una scarpa mentre l’altra ci sfugge e vola in acqua, le bici rovinano a terra sul pontile.
La leggera pioggerella è diventata un groppo inferocito che s’accanisce sulle barche e sulle cose.
Il cielo è nero pece, una vela di una barca poco lontana si è srotolata e si dimena impotente sotto le raffiche.

Bagnati fradici rientriamo sotto coperta.
Pavimento d’asciugare poi caffè.
WhatsApp tintinna… è la foto di una tromba marina al largo di Punta Secca…

IMG_5112

Edddai!!! Va bene! Basta!

Anche se non metterò il costume in naftalina per questo, ho capito, lo so…l’autunno è cominciato tre giorni fa!

Addio all’estate

Se viaggiare è, senza ombra di dubbio, vagare per il mondo, a volte è solo restando che permettiamo al mondo di venire da noi. Così, i nostri due anni da stanziali (il primo a Trapani due anni fa e questo a Marina di Ragusa) sono stati anni in cui il nostro punto fermo è diventato il punto d’arrivo di amici vecchi e nuovi e il piacere dell’ accoglienza “residenziale” è stato pari a quello della scoperta “nomade”.
Gli ultimi arrivi nel registro degli ospiti (…dopo anni di tentativi…finalmente…) sono Paolo ed Anna con i loro amici Paola ed Elio, di felsinei natali ma in trasferta a Marzamemi.
Con la loro piacevole compagnia abbiamo veleggiato sospinti da uno scirocco garbato, sopportato di malavoglia il traffico automobilistico che intasa le stradine del centro e gustato, invece, con piacere, l’atmosfera variopinta del passeggio sul lungomare dove ogni età, ogni taglia, ogni scelta stilistica ha i suoi rappresentanti.
È l’ultimo colpo di coda dell’alta stagione. Della scoppiettante competizione di fuochi artificiali dell’ “Addio all’estate” di sabato sera è rimasto

…soltanto odore di bruciato nell’aria, e un pugno di ceneri sul selciato…

per dirla con le parole del grande Bradbury.
Ma sono ceneri tutt’altro che malinconiche: d’ora in poi i turisti diminuiranno, i metri quadri di spiaggia libera aumenteranno, le file nei negozi si sfoltiranno e il tempo per fare quattro chiacchiere aumenterà proporzionalmente.
L’autunno, che qui non chiede di pagar dazio con felpe e giacchette, è davvero alle porte con i suoi toni pastello, i suoi tempi moderati, il suo frammentato silenzio… e (i commercianti mi perdonino…) io non sono affatto dispiaciuta di dargli il bentornato!

Alla via così